breakfastdieyoung

 


resta un abbozzo una fame. sembra facile. (in trascrizione musicale ecc.
sì, a coronamento d’una colazione altrimenti assai volgare. partoriti tutti da splendidi corpi, cari, cari, cari, cari. non complicato
cresciuti come figli, come bravi partigiani, come ruffiani, come baldi fasci padani. ipotetici certo- non fanno grinze non hanno senso
al primo approccio impatta su parole lustre e vetuste, nel vano suo costruirsi una figurazione fantasiosa, che solo lui sa godere sa far godere usw…
…capace farti impazzire lasciomio cell…
fra vuoti creativi non meglio identificabili… domani tagliare domani tagliare
un luogo una tecnologia un intrattenimento. ripartite stracche delizie trasferite su pelle su cuoio (cortissimo
attivare il vortice : il vortice non è attivo
strappati agli affetti, quelli più cari. bevute due dita d’un latte caldo e bruno (tanto che subito scorre
se fatto davvero esatto – bevimi molto bevimi tutto
niente è esatto, niente si può dire, su come, su come andrà a finire
continua dall’inizio» scollegati e rabbiosi nel farsi ammaestrare. di uno farne due di due farne uno ma
s’avverte, s’avverte l’urgenza
santi dalle anime croniche, s’infilano per la testa, srotolati sulla punta, privi di lineamenti, di definizione. proprio facce fatte poco (fanno furore
occlusioni indeclinabili del retto. ché si va a chiudere. ché non resta che aprirsi di nuovo, ma in un altro modo ancora
come invitate, s’infilano due piccole dita nel buco, nel pane (dita vecchie, prive di tatto). con gusto mandar giù qualcosa
vada come vada – s’è messo a fare un fresco – il vortice si estende
nel giallo diuturno una punta d’orco vellica il palato manda giù che fa bene
e vivere moralmente
altra cosa farsi desiderare (va di fretta
l’alba comincia da lì, dal mezzo d’un ciclo discontinuo e sfinito che, gira e rigira, rimane lì in mezzo
in culo ad ogni finitimo pensamento”
battere un tempo straccamente mobile, imperterrito, sempre al passo. altro che lagrima che tremola (cervello che cola) – versa in un fosso colmo di primizie
dopo s’è di nuovo bambini, ché non s’è uomini che quando
numeri, numeri, sempre primi, secondi, tra il ridire e il fare e sempre nel mezzo, il mare. sfregato sui denti il tormento avido d’una resistenza ormai sfatta, ingorda e minima. distrarsi in una garza sposa che preme e stringe, incurante, virtuosa
lieto di fare tua conoscenza



 



~ di rkwz su 20 Aprile 2008.