dvxplayer
qualcosa che basti, poi, e anche e per sempre (simili, ma dice simili a chi
andato, oltretutto andato, senza errore -incluso messo avuto
cos’aveva. qualcosa aveva. un’essenza, una somma, un silenzio saggio da risposta, si fermavano e gli chiedevano quello e quell’altro e silenziosamente rispondeva- che febbre che incanto
domandato di perché così tanta essenza: con la mano assolutamente alzata, riposta, rialzata, due volte, annusata baciata che si capiva tutto, un viso da madre, a ragione, eran secoli anni, una pace, una pace, quel viso, quella smorfietta. sembrava uno stato una nazione, più sotto invece una fatiscenza, che lui si girava dall’altra parte. comunque lì, con o senza… non un uomo, un’era, un’epoca, fa segno di sì per una probabile salvezza tutta per tutti, l’ha resa in un cenno in un segno, si piega indietro poi in avanti, benedetta, misurata in quell’arco un’idea un’epopea, della di chi salva ci salva. il cimento la prova d’un santo. certo. chiesto di quale, fa’ di santo ce n’uno, lo fa col dito, chiaro
come stato
assorbito da anime, da terre, d’acque le più infette
dalle schiume che fa si vede tutto improvviso chiaro. non è dato sapere, si sa
mangiati con una pazienza, con un’astinenza, rideva interrompendosi sul più bello, da lì le voci e i profumi, le viole, di voci
come che coincidono con occhi con bocche con corpi come per alcuni si pensa già stato madre. accarezzato baciato. lui serio sulla sedia. stati un paio ben dati. poi la sedia si gira e un gran casino, rialzato subito, sa come fare, si volta, il volto è quello di un bambino, sputato a chi lo guarda, bambino diventato pure quegli, come farà come fa a saperci così fare, tira fuori i piedi dai sandali, prima un arto esposto poi l’altro, una nudità, una magnificenza, un’infanzia, una scemenza santa, bambini tutti, tutt’intorno, file di bambini, file di denti bianchi, illuminati, arrivati venuti colpiti, il cielo madonna il cielo intorno in tondo, luce luce luce

